[7 - 18 gennaio 2012] INTERNATIONAL AGORA OF ROME La settimana dall’11 al 18 gennaio vedrà arrivare a Roma la Marcia Popolare Internazionale partita da Nizza: persone provenienti da Francia, Belgio, Spagna, Italia e Grecia in cammino insieme per portare sostegno nei riguardi di tutti i popoli LINK FACEBOOK ; more info: link
MA COME HO FATTO A NON PENSARCI PRIMA? PORTIAMO HUDSON, PARGUEZ, KELTON, BLACK E AUERBACK IN GRECIA, ORA!
PORTIAMO LA MMT E LA SPERANZA A UN POPOLO CHE STANNO MACELLANDO. LO POSSIAMO FARE, NOI, IO E VOI, I 2.000 EROI DEL SUMMIT DI RIMINI.
ALTRO CHE CENSURA DEL VERO POTERE. NOI LI SFASCIAMO COL POTERE DELLA NOSTRA VOLONTA’ E ARRIVIAMO IN GRECIA.
APPELLO A TUTTI. IL CONTO CORRENTE E’ ANCORA APERTO, CI SONO RIMASTI CIRCA 10.000 EURO, GRAZIE A COLORO CHE HANNO VERSATO SENZA VENIRE AL SUMMIT. VERSATE ANCORA TUTTO QUELLO CHE POTETE, 10, 20, 40 EURO, TUTTO SERVE. IO E IL MIO GRUPPO DI COLLABORATORI SAREMO I PRIMI OGGI A FARLO. VE LO RICORDO:
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IBAN: IT77D 02008 02455 000101640115
Banca Unicredit, Bologna, ag. Bologna Dante, via Dante 1/E
Intestatario: Paolo Rossi (il secondo cognome Barnard è omesso dal conto)
Attenzione1: scrivere nella causale “Summit MMT GRECIA” col proprio nome e cognome. Ogni centesimo sarà rendicontato pubblicamente.
Nino Galloni, ex funzionario al bilancio vuota il sacco. In un intervento a sorpresa durante il summit di Rimini sulla Crisi Economica spiega com’è nato il debito pubblico in Italia, e come ha fatto la Germania a diventare di fatto “padrona” dell’Italia, e non solo!
“Da funzionari dello stato a funzionari del Governo”
Alcuni passaggi del suo discorso:
Fino agli anni ’80 si studiavano le teorie keynesiane, poi l’argomento è diventato ‘forbidden’ – ha detto Galloni -. Ho iniziato la mia esperienza come funzionario dello Stato al ministero del Bilancio e della Programmazione economica, oggi un ‘pezzo’ del ministero dell’Economia. Iniziarono ad arrivare dei funzionari del Fondo Monetario Internazionale, che sostituirono alcuni di noi, con paghe ben diverse, ma non ne sapevano più di noi che avevamo studiato. Ci furono i primi attriti, io feci un’elaborazione di quello che sarebbe successo con il famoso ‘divorzio’ fra Tesoro e Banca d’Italia, cioè lo Stato che non chiede moneta, o si basa sui vincoli di portafoglio delle banche che devono assorbire i suoi titoli a bassissimi tassi d’interesse, che è come battere moneta, non c’è grande differenza.
L’Italia ha rinunciato a questa facoltà – ha aggiunto – quindi si rivolgeva direttamente al mercato, anzi, a quelle cinque o sei banche di interesse nazionale che stavano per essere privatizzate e che ovviamente utilizzavano un metodo ancora più drastico di quello successivo per far crescere i tassi d’interesse. Se lo Stato chiedeva 5 mila miliardi delle vecchie lire, ne venivano comperate 4 mila e 500 al tasso del giorno e poi per far assorbire quelli rimasti si facevano schizzare i tassi d’interesse a livelli insostenibili
Dissi che con quel sistema – ha spiegato Galloni – nel giro di sei o sette anni il debito pubblico sarebbe raddoppiato e avrebbe superato il prodotto interno lordo. Inoltre, la disoccupazione sarebbe salita al 50 per cento, le imprese non avrebbero più assunto. Mi presero per pazzo, alla fine lasciai i miei incarichi nella pubblica amministrazione
Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, Galloni torna a discutere e a lavorare in Italia dopo alcune esperienze, tra cui una negli Usa.
Giulio Andreotti mi chiamò per chiedermi se volessi contribuire a cambiare l’economia italiana – il racconto dell’ex funzionario – poi si fece vivo Cirino Pomicino, che mi mise a capo della struttura tecnica del ministero del Bilancio. Io volevo rallentare il processo che avrebbe portato all’Euro. Volevo un percorso diverso per entrare nell’Europa Unita, serviva una condizione di sviluppo economico, non depressive per non perdere posti di lavoro, ma per crearli. Successe il cataclisma, la Fondazione Agnelli e Confindustria si schierarono contro.
L’allora cancelliere tedesco Helmut Kohl chiamò al telefono l’ex ministro del Tesoro Guido Carli. Pomicino mi fece capire che non c’era più spazio per quel mio tentativo. Dovetti scrivergli su un pezzettino di carta, c’erano i microfoni, mi intimò di non parlare. Gli chiesi in quel modo se la telefonata fosse arrivata oppure no, Pomicino fece segno di sì con la testa
In qualche modo, Galloni fu richiamato, ma il suo lavoro non andò comunque avanti.
Una parte della Democrazia cristiana mi incaricò, negli anni ’80, di prendere contatti con una parte del Partito Comunista – ha detto ancora Galloni – per vedere se era possibile una linea di politica economica e monetaria differente da quella accettata dall’establishemt della stessa sinistra democristriana e capire se nel Pci se qualcuno fosse d’accordo. Feci dei seminari, venivano persone molto modeste come Mario Draghi e Giulio Tremonti, gente che poi ha fatto carriera. Cosa successe? Un certo Carlo Azeglio Ciampi chiamò Berlinguer e gli disse che se si fosse andati avanti con il discorso sulla moneta, tutti i figli della nomenklatura comunista che stavano negli uffici e negli studi delle banche sarebbero andati a casa
Si tratta dell’accordo sul quale stanno lavorando gli stati membri dell’Unione Europea – in seguito agli incontri dello scorso 8-9 dicembre – per rafforzare l’unione economica. La road map che dovrebbe portare alla sua approvazione è definita sul sito del Consiglio Europeo, ma, al di là della bozza, non si trovano, al momento, altri documenti ufficiali che chiariscano su cosa stiano effettivamente lavorando i vari stati membri.
Quel che è (quasi) certo è che ciascun paese avrà tempo fino al 29 dicembre per proporre i propri emendamenti al documento. Il quale contiene una serie di norme che abbiamo già parzialmente spiegato (come, per esempio, l’obbligo di inserire il pareggio di bilancio in costituzione (o altri strumenti analoghi), ma anche clausole precise per la riduzione del rapporto fra debito pubblico e PIL. In particolare, scrive il prof. Piga, pare che ci possa essere
la regoletta che ogni Paese che abbia un rapporto debito pubblico su PIL superiore al 60% (come l’Italia) dovrà impegnarsi a ridurlo ogni anno per 1/20 della distanza dal valore di riferimento. Per capirci: siamo oggi al 120%, del 60% superiore al valore di riferimento del 60%? Bene (mica tanto), ogni anno dovremo ridurlo del 60/20= 3 % ogni anno. Cioè ogni anno ci dobbiamo impegnare a ridurre di circa 40-50 miliardi il nostro debito (di più se siamo in recessione, con il PIL che cade). […] 3% di PIL di debito in meno ogni anno non è nemmeno pensabile poterlo fare con sole manovre di austerità rigoriste, anche se queste saranno – dopo l’approvazione di questa regola – addirittura più dure di quanto non lo sarebbero state con il solo obiettivo del bilancio di pareggio. Di fatto saranno un modo per obbligare i prossimi governi (e questo) a vendere i gioielli di famiglia, privatizzare il privatizzabile, da aziende strategiche a servizi pubblici locali a patrimonio pubblico. Nel momento peggiore per vendere, quando l’economia non tira. A casaccio, sotto la spinta dell’emergenza.